Semplici e solide geometrie scaturiscono da alternanze di pieni e vuoti, o meglio di pieni cavi, che a seconda della forza agente, centrifuga o centripeta, assumono connotazioni opposte.

Morfogenesi contrarie danno luogo a Espansioni o Compressioni, di natura solo apparentemente diversa perché entrambe indossano identiche vesti di archetipi formali, di unità spaziali e volumetriche finite come il cubo, la sfera o il cilindro.

Le espansioni, organismi biomorfi ed estroversi, con le loro diramazioni protese verso l’esterno si propagano alla conquista dello spazio circostante, emanando energia.

All’opposto le compressioni, volumi implosi e costretti da confini invisibili, agglomerati sofferenti, ripiegati su loro stessi, si compongono di una sommatoria di buchi neri che piuttosto di emanare energia, la assorbono.

Ma questi corpi, a prima vista così differenti tra loro, sono in realtà molecole diverse composte dagli stessi atomi, elementi indivisibili che danno origine insieme a strutture complesse, mai uguali l’una all’altra.

Nel risalire al nucleo primigenio stupisce partire da oggetti ignoti e astratti, non riconducibili in alcun modo a forme o figure se non quelle proprie della geometria, per ritrovare elementi noti, appartenenti a una tradizione antica che definire ormai inattuale significa usare un eufemismo.

Vasi di ogni genere e foggia, torniti uno ad uno dall’artista, sono come familiari grafemi combinati insieme per comporre, in modo inatteso, un idioma nuovo e singolare.

Una tecnica tradizionale, legata al passato, che arriva a parlare un linguaggio contemporaneo facendo decollare oggetti di artigianato locale verso le lontane orbite dell’arte.

Il vasellame perde funzioni e connotazioni originarie, così riorganizzato e rielaborato in infinite e monocrome combinazioni diverse, diventando corpo unico e acquisendo un’identità altra.

Espansioni e Compressioni sono meditate contrapposizioni tese a rappresentare lo sviluppo del ciclo creativo inteso come ciclo vitale: nascita e morte, ovvero creazione e distruzione. Se il forgiare ogni singolo vaso per dare vita a un’Espansione è atto demiurgico, dall’altro lato la Compressione è la negazione di quell’atto, derivante dalla sofferta mutilazione e deformazione di ogni coccio.

Il creare e dare vita, sia in senso lato che nel caso specifico riferendosi a un’opera d’arte, acquista alto significato simbolico se ci si riferisce alla terra, all’argilla come materia prima e principio creatore.

Sin dalla preistoria l’argilla, materiale tra i più semplici e poveri che si possano trovare in natura, è stato mezzo privilegiato per fare oggetti utili alla vita sociale quotidiana dell’uomo.

La terracotta nasce dalla perfetta interazione dei quattro elementi naturali: terra, aria, acqua e fuoco. La terra fornisce l’argilla, la materia prima, che attraverso l’acqua diventa plasmabile; l’aria è necessaria all’asciugatura e all’indurimento del manufatto, che diventa poi resistente attraverso la cottura, il fuoco.

Con il passare dei secoli, mentre le varie tecnologie produttive sono state sviluppate a livello industriale, la tecnica di lavorazione artigianale della terracotta sopravvive ancora oggi ed è rimasta sostanzialmente invariata.

Percorso Costruttivo, costituito da una sequenza di piccole sculture, racconta con volontà divulgativa la genesi delle opere dell’artista, ovvero l’affascinante processo di lavorazione dell’argilla, ormai sconosciuto ai più, che conduce alla realizzazione finale.

Ogni scultura illustra così le singole fasi. Il dato di partenza è l’argilla allo stato grezzo e melmoso, così come risulta quando la si estrae dal terreno. Regolando l’idratazione dell’impasto si iniziano i primi processi di lavorazione, durante i quali il materiale viene impastato e, in gergo, “masticato”, per poi essere suddiviso e stoccato in panette, da usare nelle lavorazioni più complesse.

Ogni panetta viene poi tagliata con un filo di nylon in fette, che vengono a loro volta reimpastate con forza per eliminare le bolle d’aria e ottenere così le pagnotte.

Il confezionamento di una serie di pagnotte è il passaggio necessario per dare il via alla fase di tornitura: al tornio vengono eseguiti i singoli vasi e per arrivare alla soluzione finale di ognuno è necessario tagliare ed eliminare porzioni di materiale in esubero.

I vasi così confezionati devono ancora subire la rimozione del fondo: questo passaggio, anche se per ragioni tecniche diverse, risulta fondamentale sia per realizzare le Espansioni che le Compressioni.

I vari scarti di lavorazione, che siano il risultato dei tagli eseguiti durante la tornitura o i fondi rimossi, vegono poi riutilizzati. Terminato il processo di lavorazione, nonchè l’opera, tutto torna all’origine perchè non è altro che un ciclo: gli avanzi vengono frantumati e con l’aggiunta di acqua la polvere torna a poter essere impastata e riutilizzata.

Discendente di artigiani vasai, dalla necessità di conservare le proprie radici, Renato Sabatino si riappropria in modo originale delle tradizioni familiari, rendendole insospettabilmente attuali.

Determinante nel proprio percorso formativo, dal punto di vista sia tecnico che della ricerca, è stata l’esperienza vissuta in qualità di assistente di Luigi Mainolfi, maestro nell’uso dell’argilla, anche se nella sua opera molteplici sono i riferimenti e i richiami riscontrabili da citare.

La ricerca scultorea di Sabatino è discendente diretta della poetica del Nouveau Rèalisme, con  riferimento in particolare alle accumulazioni di Arman, come alle compressioni di César.

Se da un lato Arman accumulava oggetti di uso quotidiano come il modo più immediato per descrivere e denunciare la logica del consumismo, dall’altro César riflette sullo stesso argomento concentrandosi sulla macchina come emblema del progresso. César comprime manufatti tecnologici come macchine o elettrodomestici, creando totem monolitici e grevi che rappresentano esattamente ciò che contengono: i rottami dell’era contemporanea che si fanno monumento alla cultura dello spreco.

Usando logiche simili, cioè accumulazioni risolte con carica positiva o negativa, a seconda che siano espansioni o compressioni, Renato Sabatino propone quella che può essere sempre interpretata come una critica al consumismo, ma  in modo differente: non la sterile rappresentazione del dato di fatto, del rifiuto delocato e trasformato in opera d’arte, quanto invece il recupero e la rimessa in gioco delle arti minori, della loro riscoperta a detrimento di una tecnologizzazione ormai massiva.

Ogni compressione ed espansione è frutto di un lavoro manuale certosino, dove viene messa in gioco abilità tecnica come tempi di produzione dilatati, che nulla hanno a che vedere con i ritmi frenetici a cui siamo costantemente sottoposti. Opere d’arte in cui i materiali e i rituali di esecuzione racchiudono la nostra storia, come anche il bisogno di lentezza e concentrazione: una personale reazione ai disagi e alle problematiche proprie della contemporaneità, in cui tutto scorre velocissimo e dove la progressiva perdita della memoria delle nostre tradizioni è ormai una certezza.

RENATO SABATINO

Nato a Vibo Valentia nel 1977, vive e lavora a Torino.
Ha frequentato il Primo Liceo Artistico e poi il corso di scultura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, diplomandosi con il massimo dei voti e la Lode.
Negli anni ha maturato innumerevoli esperienze lavorative nel campo artistico dai laboratori scenografici, al restauro di affreschi ottocenteschi alla costruzione di Monumenti urbani.
Utilizza diversi materiali e tecniche come la lavorazione del marmo, la fusione del bronzo e la scultura in legno, prediligendo però la tornitura di vasellame.
All’attivo ha diverse collaborazioni negli studi di diversi artisti affermati tra cui Luigi Mainolfi e Fabio Viale.
Ha partecipato a diverse mostre collettive in Italia e all’estero, venendo selezionato tra i 15 migliori artisti della decima edizione di Paratissima e nell’ambito di diversi concorsi internazionali.

Testo a cura di Francesca Canfora