Leonardo Aquilino

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Foggia, 1989

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Usa la fotografia per fermare un istante, un momento di un processo. Per lui la fotografia è un documento, il risultato di una indagine, il momento magico quando qualcosa avviene. Come un osservatore di ornitorinchi Leonardo osserva la realtà, l’arte, gli artisti, cercando quel momento, l’attimo capace di intrecciare l’evento e la visione di chi guarda. L’occhio del fotografo è parte del processo, la fotografia può essere opera finita, singola vibrazione autonoma, o parte di una installazione più complessa, una immagine che non si consumi in un istante ma sia scoperta lentamente, attivamente.

L’immagine in mostra apparentemente è semplice, una stanza vuota, abitata da poco, un momento di luce al mattino, lo sguardo gettato oltre la porta vagando assonnati tra le stanze.

Non c’è Franz, non c’è il Castello, ma c’è tutto il racconto della vita nomade, della precarietà, dell’essenzialità ascetica, del voto fatto, il riposo che non chiede altro che ricominciare, il perenne essere tutto sempre uguale e sempre in movimento.

In questa immagine il Castello di Rivara è metafora dell’arte vissuta come esperienza autentica, l’assenza di Franz è il suo vagare per le sale la mattina inseguendo una visione a mente fresca, la sua idea di grandezza ribaltata nel suo quotidiano francescano, nella noncuranza al limite dello snobismo.

Leonardo Aquilino -“La stanza di Franz” -2013